Tempi bui e cupi per la scuola

Non sono certo uno studioso della materia che mi accingo ad affrontare. Scrivo di getto sulla base dell’esperienza che ho fatto come docente per tanti anni in questa povera scuola. Nella mia esistenza ho soprattutto insegnato. Per questo, spinto da qualcosa dentro che non funziona, mi sfogo.

Ogni individuo nasce con un differente patrimonio genetico. Vive e cresce in ambienti differenti, che plasmano in modo diverso la propria crescita culturale. La scuola si innesta in questo substrato di crescita cercando di intervenire ed influenzare in modo positivo. Ma lo fa annaspando nel vuoto di un sistema che fa crick e crack ad ogni nuova legislatura.
Anzi forse da sempre.

Per fortuna gli studi e le teorie sull’apprendimento ci hanno comunicato cose importanti. Ad esempio che non è la logica che sottostà al linguaggio, ma è quest’ultimo che dipende dalla logica (Piaget).

Dovremmo forse condividere maggiormente in ambito educativo il significato di “capacità logiche”. Soprattutto considerando un particolare non secondario: lo sviluppo di queste capacità è obiettivo prioritario nella scuola dell’obbligo. Lo è per legge.

Sviluppare capacità logiche significa poter progredire nell’abilità di risolvere problemi (intesi come difficoltà da superare), o avere un atteggiamento efficace di fronte a questi.

Portare un individuo ad avere atteggiamenti efficaci di fronte a problemi significa formarlo e quindi orientarlo nelle scelte.

Da ciò deriva che ogni disciplina con i suoi saperi (legati che siano ad aspetti concreti od astratti della realtà) può partecipare alla crescita in termini di sviluppo delle capacità logiche.

Non tutti sono in grado di sviluppare capacità e abilità matematiche di alto livello, oppure l’abilità di esprimersi, in forma scritta e/o parlata, in modo chiaro e corretto al primo tentativo. Nemmeno di sapersi esprimere in modo spontaneo ed efficace in ambito musicale e/o artistico.
Coloro i quali eccellono in tutte le discipline sono davvero una rarità. Provate a contarli andando indietro nel tempo, anche molto indietro nella storia dell’umanità.

Ciò e’ dovuto al fatto che l’intelligenza si manifesta in forme diverse. Che le nostre esperienze positive e/o negative ci indicano percorsi e ne fanno escludere altri (per meccanismi di gratificazione e di mortificazione). Perciò ciascun individuo può progredire e crescere in differenti ambiti disciplinari espandendo le proprie capacità logiche manipolando saperi diversi.

E’ forse per questo che ad ogni disciplina, soprattutto in un ambito scolastico formativo, come è la scuola dell’obbligo, è stata data pari dignità? E’ forse per questo che nella scuola del “formare per orientare” l’opinione di un docente di Storia conta come quello di un docente di Tecnologia oppure di Scienze Motorie?

Certo dovrebbe essere così. Ma la realtà è ben diversa. Chi opera nella scuola dell’obbligo e, soprattutto, non è un docente di lingue o di matematica, sa che la realtà è un’altra cosa.

Ma se le discipline hanno pari dignità, che si confrontino e che decidano insieme.
Come?

Dando per scontato che un docente è tale in quanto gli viene riconosciuto quel ruolo dall’istituzione preposta, esprimendo il proprio parere/voto, quindi, come si fa negli organismi democratici, accettando l’opinione della maggioranza.
In effetti Il Consiglio di Classe, organo collettivo e pluralista, è  depositario di queste scelte.

Tutto qua. Sembra semplice vero?

Sembrerebbe. In realtà non è così.

Le cose si complicano quando la personalità dei docenti è poco incline ad accettare un’opinione differente dalla propria. Soprattutto quando il docente crede di essere depositario della verità assoluta, di avere giustificazioni pedagogiche più robuste, oppure, e non è affatto raro, quando pensa di rappresentare un sapere (la disciplina che insegna) di élite. E in culo la pari dignità tra le discipline e tutte quelle cazzate pedagogiche che certi “cattivi maestri” hanno messo in giro.

Aggiungete ora quell’incredibile pasticcio da incompetenti che è l’introduzione dei voti. E tutto ciò che purtroppo si portano dietro. Mescolateci i ritocchi successivi introdotti dal Ministro. In un primo tempo una sola insufficienza bastava per la bocciatura. Avete capito bene. Si era introdotta una siffatta e assurda regola senza cambiare l’impianto che regolamentava i fondamenti della scuola dell’obbligo, che per inciso restano tali. Ma qui le riforme si fanno così. Un tanto al kilo di aggiustamenti improvvisati … con una sequela di tarature successive … e via dicendo. In un secondo momento infatti, forse a seguito di qualche buon consiglio, è stata inserita un’ulteriore regola … cioè il Consiglio di Classe può portare un cinque ad un sei. Oppure anche due cinque. Forse pure un quattro ed un cinque … e avanti così … Ma diamine che incompetenza … che squallore. I voti sembravano introdotti come dire: facciamo cose chiare e misurabili con numeri e medie matematiche … poi … riusciremo a misurare nel modo più esatto e possibile.
“Che bello! che bello!”, “Era ora!” hanno risposto in tanti … anche colleghi.
Che cosa signor Ministro? Cosa di preciso vuole misurare in una scuola dove arrivano ragazzi fortunati, sfortunati, poveri, ricchi, di soldi e di affetto? Di capacità e di handicap? Cosa vuole davvero misurare con i numerini che ha introdotto? Usiamo i numeri per fare classifiche? E lei che numerino darebbe a Pierino che nonostante i suoi continui sforzi non riesce ad ottenere nemmeno la metà di quanto riesce il compagno senza impegno? Non mi dica che dovrei tenere conto della sua situazione iniziale e delle sue difficoltà oggettive, altrimenti le domanderei: Ma allora che senso ha reintrodurre i voti? Non era meglio esprimere un giudizio?
Non era un bene trattenere ancora un po’ certe pratiche maturate e filtrate in anni ed anni di praticantato? E magari concentrarsi su qualcosa di più utile, e complicato, come trovare un sistema per migliorare l’insegnamento, la professionalità dei docenti? … mmm … qui temo, non ha nemmeno la piu’ piccola e vaga idea di cosa e come fare. Allora meglio andare in altri posti dove è più facile ottenere un risultato. Mi sbaglio?

Ma un’ultima cosa devo “dirci”. E’ vero e bello: Portare un individuo ad avere atteggiamenti efficaci di fronte a problemi significa formarlo e quindi orientare le proprie scelte.

Purtroppo non ne siamo capaci perché pretendiamo che tutti sappiano tutto, quando ciò non è possibile … che in una minuscola, microscopica percentuale. Ma la statistica e ciò che dice, non è il nostro forte.

Tempi sempre più bui per la scuola.

Un docente tremendamente deluso.

Thebigbug

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Una risposta a Tempi bui e cupi per la scuola

  1. Alessandro scrive:

    Iustum ac tenacem propositi virum….

    alla base di una profonda riflessione, c’è un profondo amore per la disciplina, per le persone, per il sapere per il progresso e la ricerca.
    C’è un gran altruismo nell’esaurire il proprio, per accrescere gli altri
    C’è tanta pazienza e tanta voglia di carpire interesse e sorrisi, in chi sembra non ne possieda.
    C’è parecchia speranza di estendere la conoscenza la libertà e l’onestà intellettuale oltre che ai propri “cuccioli”, anche attraverso di essi, a tutti quanti.

    Questo cozza con un muro nero, costituito di egoisti, a volte stanchi a volte sfaticati; muro di menti che seguono schemi, ordini imposti, elenchi puntati; forti di un dono, del sophisma auctoritatis! vittime di un servilismo che prosciuga il proprio corredo personale creando ( a volte) automi che tutto fanno tranne che accrescere e aprire porte e canali mentali dei propri alunni.

    Nulla cambia e nulla cambierà. Tu rimarrai uno dei pochi baluardi sparsi qua e la nella palude…
    Non è di conforto forse, ma in tanti ricorderanno la scuola e questo ricordo sarà sempre legato e collegato a te, per nulla ricorderanno la muraglia nera che , ignorante e menefreghista neppure se ne renderà conto.

    Se un uomo non difende le sue idee, o non vale niente lui, o non valgono niente le sue idee.
    saluti

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